lunedì 7 marzo 2011

Monitorare il rischio frana da satellite

Sull'ultimo numero della rivista GeoMedia c'è un interessante articolo di Salvatore Costabile e Marida Paci che parla di come il Ministero dell'Ambiente abbia costituito una banca dati rappresentativa dei movimenti del terreno in Italia.
Ho già parlato su questo blog della tecnica PSI (Persistent Scatter Interferometry). Questa tecnica usa immagini radar (SAR), acquisite in epoche diverse sulla stessa area, per individuare oggetti che "riflettono" molto bene il segnale radar: opportune tecniche interferometriche consentono, confrontando le diverse immagini radar, di monitorare questi oggetti nel corso del tempo, individuandone gli spostamenti anche minimi sul terreno.
Grazie a questa tecnica è possibile quindi tenere sotto osservazione le deformazioni del terreno, con particolare attenzione ovviamente per i fenomeni di dissesto.
Proprio con riferimento a questo tema ho trovato interessante l'articolo di Costabile, ed ho chiesto ai colleghi di GeoMedia di poterlo rendere disponibile qui in PDF per il download, perché secondo me schematizza molto bene quali fenomeni possono essere monitorati con l'interferometria PSI e quali no, e perché, spiegando giusto per fare un esempio quali limiti incontra la tecnologia in caso di ribaltamento roccioso o crolli.

La lettura di questo articolo è particolarmente utile per chi è interessato a seguire il convegno che si terrà a Roma domani, martedì 8, e mercoledì 9 marzo, dal titolo "Monitorare il rischio frana da satellite". Questo workshop illustra i risultati del progetto Morfeo, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana per produrre informazioni utili per la gestione dell’emergenza da parte del Sistema Nazionale di Protezione Civile.
L'evento si tiene presso la sede del Dipartimento di Protezione Civile (mercoledì invece l'appuntamento è in ASI per gli aspetti relativi alla ricerca) e permetterà di comprendere quale contributo posso offrire le tecnologie di osservazione della Terra in situazioni di emergenza nelle fasi pre-evento (consentendo il riconoscimento e la mappatura delle frane, la valutazione della suscettibilità, della pericolosità e del rischio da frana), nella fase di risposta all’allertamento (supportando il monitoraggio delle frane stesse) e dopo l'evento (con la stima del danno da frane).