Rientro adesso dal Convegno SIFET di Cagliari, che rappresenta l’appuntamento annuale dei soci della Società Italiana di Fotogrammetria E Topografia. Per chi non lo sapesse, la SIFET è una delle quattro associazioni (assieme all’AIT-Associazione Italiana di Telerilevamento, AM/FM GIS-Automated Mapping/Facility Management e AIC-Associazione Italiana Cartografia) federate in ASITA, l’Associazione Scientifica per le Informazioni Territoriali e Ambientali.Credo che questo convegno SIFET sia stata un’occasione mancata, in un momento difficile come quello attuale, nonostante i buoni propositi degli organizzatori e del comitato scientifico, che mi auguro leggano questo mio post come un contributo costruttivo.
Sono diversi anni che, come Planetek Italia, partecipiamo a questo evento, ed ancora una volta sono rimasto perplesso dalla sede scelta per ospitarlo. Un hotel sul mare con piscine, centro benessere ecc., non facilmente raggiungibile da Cagliari (55 euro di taxi dall’aeroporto, ed un’ora e 15’ in bus dalla stazione centrale), in linea con le sedi scelte negli scorsi anni, spesso situate in località balneari (ricordo Mondello a Palermo, Sorrento, o Castellaneta Marina in Puglia) che onestamente offrono non poche tentazioni anche al più volenteroso dei topografi che fosse interessato a seguire l’intero convegno. L’anno scorso la scelta di Mantova mi sembrava rappresentasse un’inversione di tendenza, ma evidentemente non è stato così.
Fino ad un paio d’anni fa, poi, parallelamente alle sessioni tecniche era previsto dello spazio per le aziende che volessero esporre i propri strumenti ai partecipanti al convegno. Poi nulla. Quest’anno c’era solo un piccolo spazio riservato al consiglio nazionale dei geometri e poco più.
Eppure il tema di quest’anno, quello del Catasto, avrebbe potuto attirare gente da tutta Italia: geometri da un lato, topografi dall’altro, che come me avrebbero apprezzato diversi interventi. Tra cui voglio segnalare quello dell'ing.Ferrante dell'Agenzia del Territorio, con una bella istantanea della situazione del Catasto italiano, e quella del prof.Crosilla di Udine che ha affrontato il problema del suo inquadramento nell'Infrastruttura dei Dati Territoriali italiana, provocando il puntuale intervento del prof.Surace sulla coerenza rispetto alla realtà attuale. Insomma ho trovato il convegno ricco di contenuti ed interessante.
E chi erano i partecipanti? I soliti soci ed addetti ai lavori, con pochissime facce nuove. Allora, non è questa un’occasione mancata?
Secondo me un evento di questo genere, incentrato sul tema del Catasto (che interessa a professionisti, topografi, geometri, ma anche a chi si occupa di GIS, foto aeree, territorio e via dicendo) deve essere aperto al pubblico. A tutti. Per diffondere le conoscenze, far crescere il mercato, allargare l’interesse ed uscire dalla nicchia in cui eravamo rinchiusi in questi due giorni, tra un ombrellone ed un idromassaggio.
Secondo me non è ammissibile che ieri, negli uffici della Regione Sardegna, nessuna delle persone che ho incontrato fosse a conoscenza dell’evento. Non è ammissibile che funzionari regionali che pure hanno avuto la pazienza e la curiosità di recarsi a Marina di Capitana, siano stati mandati indietro perché non iscritti, perché non avevano versato la quota di partecipazione. Ma stiamo scherzando?
La quota di partecipazione facciamola pagare a chi presenta i lavori, come contributo all’organizzazione del convegno, ma lasciamo l’ingresso libero, ai giovani, gli studenti, i liberi professionisti che sono curiosi di trovare nuove idee, i funzionari comunali o regionali che hanno voglia di innovare in questo periodo di profonda crisi. Facciamo pagare gli atti, se serve. Facciamo pagare, giustamente, chi vuole seguire i corsi di formazione organizzati in concomitanza con il convegno.
E facciamo pagare le ditte, che in cambio di una scrivania su cui poggiare un GPS e due brochure saranno ben liete di contribuire alle spese organizzative, se questo significa aver l’occasione di incontrare in un paio di giorni 150, 200 persone cui poter presentare i propri prodotti. E per cortesia, raccogliamo i dati essenziali sui partecipanti in modo da saper raccontare, l’anno successivo, qual è il profilo dei partecipanti al convegno con delle statistiche trasparenti che siano attrattive per gli espositori.
Questo è il mio modesto consiglio per il nuovo consiglio direttivo, che si andrà ad insediare nel corso dell’anno: facciamo uscire la fotogrammetria e la topografia dai centri benessere. Mi raccomando.
I convegni organizzati nei centri benessere o in rinomate località turistiche hanno un unico obiettivo: unire il dilettevole al divertevole.
RispondiEliminaGente che fa tornare indietro funzionari della Regione ospitante, come vogliamo che sia sensibile ad aprirsi al mondo, agli studenti, ai professionisti di ogni genere, estrazione e perchè no... portafoglio?
Questa è la realtà italiana, per lo meno a livelli di media imprenditorialità. Una realtà nella quale devono rimanere in attività sempre i soliti noti...
ottimo intervento
RispondiEliminaanche secondo me le location balneari, spesso difficili da raggiungere, non sono adatte.
Giuste considerazioni sull'accesso ai lavori; io sto in Sardegna e seppure interessato non ho potuto parteciparvi per i motivi esposti
Vorrei aggiungere un quesito: ma queste associazioni e i loro convegni sono realmente orientate al mercato o rappresentano un momento "similaccademico" per presentare un articolo che serve per la carriera accademica? il dubbio che il contesto accademico-universitario-ricerca sia ancora troppo trainante rispetto alla realtà del mercato. Se asita rappresenta il convegno dei convegni allora questi eventi dovrebbero essere molto più orientati alla operatività ed aperti a chi si vuole avvicinare alla geomatica. Siamo sempre i soliti noti.....
RispondiEliminaIo non sono così severo rispetto all'orientamento di queste associazioni. AIT e soprattutto AMFM, che nel suo consiglio direttivo conta una buona rappresentanza industriale, stanno portando avanti da tempo un processo che vuole allargare il dialogo coinvolgendo i professionisti e le imprese, evitando che sia dominante la componente accademica che - attenzione - è imprescindibile per garantire innovazione e validità scientifica. Credo che si tratti solo di fare maggiore attenzione alle esigenze del mercato e stare al passo con i tempi, evitando "rigidità" e cattive abitudini.
RispondiEliminaCiao Massimo
RispondiEliminaottimo intervento, l'incentivazione alla partecipazione dei dipendenti della amministrazione è uno degli elementi chiave per fare muovere un pò gli utilizzatori principali dei nostri prodotti, dal basso.
ASITA e altri convegni sono molto spesso il ritrovo dei soliti addetti ai lavori...
Ciao
RispondiEliminaApprovo completamente quello che ha detto Massimo, anche perche e qui probabilmente mi ripeto senza i clienti possiamo fare tutti gli sforzi possibili ma non andiamo da nessuna parte. in linea teorica ma anche pratica le Amministrazioni hanno fame di informazione geografica ma c'è una non conoscenza diffusa delle potenzalità. il problema è piramidale nel senso che piu si scende di livello (non intendo qualitativo), piu piccole sono le amministrazioni piu piccola è la sensibilità specialmente degli ammnistratori, da non sottovalutare la capacità economica che spesso blocca anche i dipendenti piu volentorosi.
Purtroppo è vero molti convegni e seminari sono solo pr addetti ai lavori, dove si parla di progetti grandiosi e di metodologie fantascientifiche mentre le amministrazioni si scontrano con piccoli problemi giornalieri che non sto qui ad elencare.
Uno per tutti solo a mo di esempio:
In sicilia per la realizzazione dei PUDM (piano utilizzo demanio marittimo) bisognre la Cartografia SIDERSI (sistema informativo demanio regione sicilia) che alle ammnistazioni comunali viene data in formato cartaceo.
lascio a voi immagnare.
Ma tu ti sei iscritto al convegno?
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