Pagine

martedì 6 aprile 2010

L'utilizzo di software in remoto: il cloud computing

Questa settimana mi è capitato di imbattermi nel cloud computing in diverse occasioni, e siccome è un concetto su cui sto lavorando, provo a mettere ordine facendomi.. una passeggiata tra le nuvole (come in quel vecchio film che in Italia hanno chiamato "il profumo del mosto selvatico".. non c'entra niente ma mi piaceva).

Cos'è il Cloud Computing
Definizione di Wikipedia: "In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l'utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto.
Nonostante il termine sia piuttosto vago e sembri essere utilizzato in diversi contesti con significati differenti tra loro, si possono distinguere tre tipologie fondamentali di Cloud Computing:
  • SaaS (Software as a Service) - Consiste nell'utilizzo di programmi in remoto, spesso attraverso un server web. Questo acronimo condivide in parte la filosofia di un termine oggi in disuso, ASP (Application service provider).
  • PaaS (Platform as a Service) - È simile al SaaS, ma non viene utilizzato in remoto un singolo programma, ma una piattaforma software che può essere costituita da diversi servizi, programmi, librerie, etc.
  • IaaS (Infrastructure as a Service) - Utilizzo di risorse hardware in remoto. Questo tipo di Cloud è quasi un sinonimo di Grid Computing, ma con una caratteristica imprescindibile: le risorse vengono utilizzate su richiesta al momento in cui un cliente ne ha bisogno, non vengono assegnate a prescindere dal loro utilizzo effettivo."
Si tratta insomma di accedere e utilizzare risorse hardware e software come servizi condivisi, eliminando così i costi di acquisto e manutenzione. Calato nel nostro mondo, significa potermi collegare ad un sito internet dove trovo dei dati geospaziali e gli strumenti per poterne estrarre delle informazioni, senza dover spendere soldi per acquistare né i dati, né il software, né l'hardware per farli girare.

Dicevo
, appunto, che questa settimana mi sono imbattuto in questo concetto più volte: ne parlava Microsoft, il NIST e la ERDAS.

Come la vede Microsoft

Microsoft inizia a promuovere i suoi servizi online, tra Exchange, SharePoint, Office Communications eccetera. E' facile immaginare che un utente office possa trovare comodo accedere agli strumenti con cui è abituato a lavorare, senza dover acquistare una licenza d'uso e senza i problemi di installazione, aggiornamento e manutenzione del software sul proprio computer portatile.
Guardiamola dal punto di vista di un Ente: il Cloud Computing significa una migliore gestione dei costi, perché anziché pagare le licenze d'uso dei prodotti dovrò fare più probabilmente un abbonamento ad un servizio, che consentirà ai dipendenti di accedere alle informazioni da qualsiasi parte del mondo attraverso Internet e anche solo con uno smartphone. Inoltre i dati vengono archiviati centralmente - non necessariamente in un singolo posto, magari sono anche distribuiti, ma di certo non sono sparsi e decuplicati e disallineati.

Come la vede il National Institute for Standards and Technology
Sul sito del NIST il Cloud Computing è elencato come uno degli ambiti di ricerca dell'Istituto, e giustamente il primo sforzo che hanno fatto è stato quello di tirare giù una definizione su cui essere tutti d'accordo. Ecco che nella versione n°15 (!!!) della definizione di Cloud Computing del NIST si legge che un modello di Cloud Computing ha 5 caratteristiche essenziali: è un self-service su richiesta, accessibile da una rete di utenti che usano terminali eterogenei e stupidi (tipo gli smartphone, che sappiamo tutti non essere sempre così smart!), che mette in comune risorse hardware e software assegnate agli utenti dinamicamente, scalabile in maniera elastica e dall'utilizzo misurabile e trasparente delle risorse e degli accessi.

Come la vede ERDAS
Ne stiamo già parlando da un po', del Cloud Computing con ERDAS: da quando l'anno scorso è stata introdotta la funzionalità di preparazione, in ERDAS Imagine, di algoritmi di elaborazione di dati e modelli di analisi spaziale, che possono essere poi pubblicati come WPS (Web Processing Service, uno standard OGC) su un server con ERDAS APOLLO.
Oggi in ERDAS si sta lavorando per la costruzione di un modello di Cloud Computing, basato su Apollo, che metta a disposizione degli utenti un'Infrastruttura come Servizio (quella che sopra abbiamo definito IaaS): non solo dati, non solo software, ma anche hardware, risorse di elaborazione e di archiviazione, cui l'utente accede "in affitto", a costi noti, noleggiando quindi un servizio. Ne parla Alan Stoll nell'ERDAS Labs, il blog in cui vengono anticipate le linee di sviluppo della ERDAS.

Oggi che il Ministero dell'Ambiente, nel Portale Cartografico Nazionale, inizia a pubblicare servizi WCS (essenziali per supportare il processing dei dati raster), non è difficile immaginare uno scenario imminente in cui, quando tra i dati esposti ci saranno anche coverage di foto aeree o immagini satellitari multispettrali, un utente possa accedere a on-demand a servizi di elaborazione dei dati: mi collego ad un sito web con il mio smartphone, ed uso gli algoritmi di change detection già preconfezionati e pubblicati da quel sito web per confrontare i dati esposti dal PCN, e trovare al volo l'informazione che mi serve.
Sembrerebbe fantascienza ed invece è dietro l'angolo.

Leggi anche: